PARMA – “Consapevoli dell’importanza e della centralità del ruolo del Consorzio, stiamo affrontando con senso del dovere e di responsabilità tutte le vicende che ci riguardano”. Contiene questo messaggio la lettera che il presidente del Consorzio del Prosciutto di Parma, Vittorio Capanna, ha inviato nei giorni scorsi ai soci per fare chiarezza a seguito delle ultime vicende che hanno riguardato il settore del prosciutto di Parma e di San Daniele.
DALLA REDAZIONE – Rappresentanti di Cia e Anp del territorio hanno incontrato in questi giorni i Prefetti di Ferrara, Forlì-Cesena, Modena, Ravenna per illustrare le proposte che l’Assemblea nazionale di Anp-Cia, di recente riunitasi a Bologna, ha formulato al Governo a tutela del reddito e del welfare degli ex lavoratori agricoli, nella piattaforma “Il Paese che vogliamo. Pensioni, sanità e aree rurali, cittadinanza, anziani e società”.
4 aziende agricole emiliano romagnole a Fico Eataly World il 1° e 2 giugno
SPECIALE EDIZIONE AL CUORE D’ITALIA
Anche gli agricoltori dell’Emilia-Romagna e le loro specialità uniche in arrivo a Bologna, nel Parco del cibo più grande del mondo. Il prossimo fine settimana il Mercato contadino che mette al centro la ricchezza dei territori colpiti dal sisma, con quasi 50 aziende agricole di tutta Italia
L’iniziativa si svolgerà sabato 1 giugno, alle ore 9.30, presso la Sala Auditorium Cefla di Imola, via Selice 23/a
Salute e alimentazione a tutte le età saranno al centro di un convegno organizzato da Anp Emilia Romagna, l’associazione pensionati di Cia Agricoltori Italiani, il prossimo sabato 1 giugno a Imola.
Il documento, già sul tavolo di Camera e Senato, è stato consegnato al presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini
Fini, presidente Cia Emilia Romagna: “Nel 2017-2018 sono stati censiti nella nostra regione quasi 83.000 caprioli, 2975 cervi e 5783 daini e dal 2012 al 2017 si sono registrati 4745 incidenti stradali con animali di grossa taglia e servono subito nuove norme”
Questa mattina abbiamo consegnato al presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini la nostra proposta di riforma della Legge 157/92 sulla #faunaselvatica, una legge obsoleta e non risolutiva per un #fenomeno fuori controllo tra danni milionari ad agricoltura e ambiente, rischio malattie, incidenti stradali sempre più frequenti e minacce alla sicurezza dei cittadini anche nelle aree urbane. Il documento era stato presentato nei giorni scorsi a Camera e Senato.
Sette punti chiave per invertire la rotta sulla questione degli animali selvatici (ungulati, storni, nutrie), diventata insostenibile in tutto il territorio nazionale, aggiornando una legislazione obsoleta e totalmente carente sia sul piano economico che su quello ambientale.
Sostituire il concetto di “protezione” con quello di “gestione” – Secondo Cia, la finalità di fondo, indicata già nel titolo della legge, deve essere modificata passando dal principio di protezione a quello di gestione della fauna selvatica. Se la legge del 1992 si focalizzava sulla conservazione della fauna, in quegli anni a rischio di estinzione per molte specie caratteristiche dei nostri territori, oggi la situazione si è ribaltata, con alcune specie in sovrannumero o addirittura infestanti. L’esempio più lampante riguarda i cinghiali, responsabili dell’80% dei danni all’agricoltura: si è passati da una popolazione di 50 mila capi in Italia nel 1980, ai 900 mila nel 2010 fino ad arrivare a quasi 2 milioni nel 2019. E’ del tutto evidente, quindi, che bisogna tornare a carichi sostenibili delle specie animali, in equilibrio tra loro e compatibili con le caratteristiche ambientali, ma anche produttive e turistiche, dei diversi territori.
Ricostituire il Comitato tecnico faunistico venatorio, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri – L’attuale legge divide le competenze in diversi ministeri; occorre riportare alcune competenze di fondo presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e, di fatto, ricostituire il Comitato tecnico faunistico e venatorio, partecipato dal Mipaaft e dal Ministero dell’Ambiente, dalle Regioni, dalle organizzazioni interessate e da istituzioni scientifiche come l’Ispra.
Distinguere le attività di gestione della fauna selvatica da quelle dell’attività venatoria – E’ necessario intervenire nella governance dei territori, garantendo l’effettiva partecipazione del mondo agricolo a tutela delle proprie attività. Le procedure di programmazione faunistica e delle attività venatorie devono essere semplificate e armonizzate con le Direttive europee e, allo stesso tempo, vanno ridisegnati e ridefiniti i compiti degli Ambiti territoriali di gestione faunistica e venatoria (al posto degli Ambiti territoriali di caccia).
Le attività di controllo della fauna selvatica non possono essere delegate all’attività venatoria – Per Cia, piuttosto, deve essere prevista o rafforzata la possibilità di istituire personale ausiliario, adeguatamente preparato e munito di licenza di caccia, per essere impiegato dalle autorità competenti in convenzione, mettendo in campo anche strumenti di emergenza e di pronto intervento.
Deve essere rafforzata l’autotutela degli agricoltori – Sui propri terreni, i produttori devono poter essere autorizzati ad agire in autotutela, con metodi ecologici, interventi preventivi o anche mediante abbattimento.
Risarcimento totale del danno – La crescita dell’incidenza dei danni da fauna selvatica è esponenziale. Ad oggi, i danni diretti al settore agricolo accertati dalle Regioni corrispondono a 50-60 milioni di euro l’anno. Secondo Cia, gli agricoltori hanno diritto al risarcimento integrale della perdita subita a causa di animali di proprietà dello Stato, comprensivo dei danni diretti e indiretti alle attività imprenditoriali. Bisogna superare la logica del “de minimis”; mentre criteri, procedure e tempi devono essere omogeni sul territorio, con la gestione affidata alle Regioni.
Tracciabilità della filiera venatoria – Ai fini della sicurezza e della salute pubblica, occorre assicurare un efficace controllo e un’adeguata tracciabilità della filiera venatoria, partendo dalla presenza di centri di raccolta, sosta e lavorazione della selvaggina, idonei e autorizzati, in tutte gli areali di caccia.
“Cia-Agricoltori Italiani lancia la sua proposta di riforma della legge 157/92 e si rende protagonista, negli stessi giorni, di una mobilitazione generale in tutte le regioni sul tema della fauna selvatica –spiegail presidente nazionale Dino Scanavino-. La presenza eccessiva, soprattutto di ungulati, sta rendendo impossibile in molte aree l’attività agricola con crescenti fenomeni di abbandono ed effetti negativi sulla tenuta idrogeologica dei territori. Per questo sollecitiamo le istituzioni ad agire tempestivamente, utilizzando il nostro progetto di riforma come base di discussione, per arrivare a una nuova normativa sul tema più moderna ed efficace”.
Cia: “Segnalati molti movimenti franosi, danni che si sommano a quelli provocati a seminativi e frutteti, ciliegie in particolare”
Con il maltempo tornano a mettersi in movimento le frane. Dopo giorni di pioggia i terreni imbibiti di acqua iniziano a mostrare segni di cedimento, con smottamenti riscontrati in molte parti dell’Appennino.
Un bando da 15 milioni di euro rivolto alle imprese agricole emiliano romagnole per la ristrutturazione e la riconversione di vigneti. Tra gli obiettivi quello di rafforzare l’identità delle produzioni e fare un altro passo avanti nell’operazione di rinnovo e modernizzazione delle vigne, oltre ad incentivare il ricorso alla meccanizzazione.
Fini, presidente Cia- Agricoltori Italiani dell’Emilia Romagna “Non possiamo pensare che esistano territori di serie A e territori di serie B, è un fatto scandaloso”
“Non possiamo pensare che esistano territori di serie A e territori di serie B. E’ un fatto scandaloso”. Questa la reazione di Cristiano Fini, presidente della Cia Emilia Romagna, all’indomani della notizia dell’esclusione della Romagna dal decreto emergenze relative alle gelate di gennaio e febbraio del 2018.
Cristiano Fini, presidente di Cia Agricoltori Italiani, commenta il provvedimento del Ministro dell’Ambiente
Bene il piano di conservazione del lupo, ma tuteliamo anche gli agricoltori di montagna che allevano animali da reddito e soprattutto presidiano un territorio a rischio di degrado: questa è la priorità”. È il commento del presidente di Cia – Agricoltori Italiani dell’Emilia Romagna, Cristiano Fini, alla notizia della approvazione del Piano di conservazione e gestione del Lupo in Italia presentato dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa.